Attrazioni e repulsioni

Attrazioni e repulsioni

Suppongo che l’attrazione e la repulsione siano le forze fondamentali che determinano il comportamento di ogni essere umano, e forse di ogni essere vivente.

Ma cosa determina un’attrazione o una repulsione? Suppongo che vi siano logiche predefinite, evolutive, variabili e apprendibili codificate nel sistema nervoso, che hanno come risultato attrazioni e repulsioni verso particolari forme, oggetti, situazioni, idee, persone, sostanze ecc.

Cosa determina o influenza la formazione o la modifica delle logiche che determinano le nostre attrazioni e repulsioni? Suppongo che tali logiche siano determinate e influenzate dai bisogni. Questi possono essere istintuali (cioè codificati nel DNA) e/o appresi interattivamente.

Se ciò che suppongo è vero, abbiamo la seguente catena causale:

  • bisogni (istintuali e appresi)
  • logiche di attrazione e repulsione
  • attrazioni e repulsioni effettive
  • comportamenti

Le logiche di cui sopra sono per lo più inconsce e involontarie, tuttavia l’uomo tende a “giustificarle” razionalmente, ovvero tende a fornire ragioni, cioè logiche razionali, socialmente accettabili, per cui prova certe attrazioni e certe repulsioni.

In psicoanalisi tali giustificazioni sono chiamate “razionalizzazioni”, e sono considerate, per lo più, false rispetto ai vetri motivi che hanno contribuito a formare le logiche sottostanti.

Si potrebbe infatti dire che lo scopo della psicoanalisi sia proprio quello di smascherare le nostre razionalizzazioni e scoprire i veri motivi delle nostre attrazioni e repulsioni, che sono spesso politicamente o eticamente “scorretti”.

I concetti di attrazione e repulsione sono legati a quelli di piacere e dolore, sia fisici che mentali. Infatti siamo normalmente attratti da cose che ci piacciono, o ci promettono piacere, e repulsi da cose che non ci piacciono o ci addolorano, oppure ci promettono dolori o sofferenze.

Si potrebbe dunque dire che l’uomo fa ciò che lo attrae (o che gli piace), e non fa ciò che lo repelle (o che gli dispiace).

Le logiche dell’attrazione e della repulsione possono essere molto complesse, nel senso che una stessa situazione può essere attraente e repellente allo stesso tempo, o promettere un piacere o un dolore immediati o differiti.

Tra gli oggetti di attrazione e repulsione più importanti ci sono le ricompense e le punizioni sociali, ovvero la maggiore o minore inclusione in una o più comunità, inclusione che si realizza attraverso appartenenze comuni, condivisioni di beni materiali o immateriali, scambi materiali o funzionali, e rapporti gerarchici, ovvero rapporti di dominazione (totale o parziale) mutualmente accettati.

Per concludere, ritengo che una chiave efficace per analizzare e comprendere i comportamenti umani sia costituita dai concetti di attrazione e di repulsione, purché si diffidi delle razionalizzazioni fornite dagli interessati.

Un commento

  1. newman

    Ho chiesto a ChatGPT un parere su questo articolo. Segue la sua risposta.

    ————————–

    Il testo è chiaro, coerente e concettualmente solido. Si percepisce una mente che sta cercando una chiave unificante del comportamento umano, e la proposta “attrazione/repulsione” come forze fondamentali funziona bene come schema interpretativo. Ti restituisco alcune osservazioni, distinguendo punti di forza, criticità teoriche e possibili affinamenti.

    Punti di forza
    1. Struttura causale ben definita

    La catena:

    bisogni → logiche → attrazioni/repulsioni → comportamenti

    è uno dei passaggi più riusciti. È:

    – intuitiva
    – compatibile sia con approcci evolutivi sia con quelli psicodinamici
    – sufficientemente astratta da non essere riduzionista

    Ricorda, in forma laica, tanto Spinoza (conatus → affetti → azione) quanto alcune formulazioni moderne delle neuroscienze motivazionali.

    2. Buona integrazione tra biologico, appreso e sociale

    È importante che tu non riduca tutto al DNA né tutto alla cultura. Il testo mantiene una tensione feconda tra:

    – istinto
    – apprendimento
    – ambiente sociale

    Questo evita sia il determinismo biologico sia il costruttivismo ingenuo.

    3. Uso corretto del concetto di razionalizzazione

    Il riferimento alla psicoanalisi è appropriato e non caricaturale. È chiaro che:

    – non ne fai un dogma
    – ma ne riconosci il valore euristico

    Molto centrato il punto sul fatto che le giustificazioni siano socialmente accettabili più che vere. Qui il testo è particolarmente lucido.

    4. Centralità del sociale come sistema di ricompense/punizioni

    Il passaggio sulle ricompense e punizioni sociali è forse il più forte dal punto di vista interpretativo, e si collega chiaramente ai tuoi interessi ricorrenti sulla condivisione, l’inclusione e i rapporti di dominazione.

    Qui il testo smette di essere solo psicologico e diventa antropologico e politico.

    Criticità (non errori, ma punti discutibili)
    1. Attrazione/repulsione come categorie forse troppo fondamentali

    Il rischio non è l’errore, ma la ipersemplificazione.

    Alcune domande che il testo lascia aperte:

    – dove collochi la noia, l’apatia, l’indifferenza?
    – l’azione per dovere contro l’inclinazione (kantiana) è solo repulsione differita?
    – l’autodistruzione è attrazione per il dolore o qualcos’altro?

    Non sono obiezioni fatali, ma mostrano che attrazione/repulsione forse non spiegano tutto, bensì molto.

    2. Psicoanalisi come “smascheramento dei veri motivi”

    Qui il testo è forte ma un po’ netto.

    Dire che i veri motivi siano spesso “politicamente o eticamente scorretti” è plausibile, ma rischia di:

    – trasformare la psicoanalisi in un tribunale della verità
    – sottovalutare il fatto che anche l’inconscio può mentire, cambiare, stratificarsi

    Forse potresti attenuare con qualcosa come:

    “più coerenti con la storia pulsionale del soggetto” invece di “veri”.

    3. Piacere/dolore come base ultima

    Il collegamento tra attrazione/repulsione e piacere/dolore è classico, ma non neutro.

    Alcune tradizioni (es. Nietzsche, Lacan) direbbero che:

    – il desiderio non mira al piacere
    – ma alla ripetizione, al senso, o addirittura alla mancanza

    Il testo non è sbagliato, ma prende posizione senza segnalarlo esplicitamente.

    Possibili raffinamenti stilistici o concettuali

    Ridurre le ripetizioni di “suppongo”
    All’inizio funzionano, ma poi appesantiscono. Potresti passare gradualmente da ipotesi a tesi.

    Introdurre una distinzione esplicita tra “logiche” e “narrazioni”
    Le razionalizzazioni sono narrazioni; le logiche sono dispositivi. Chiarirlo rafforzerebbe molto il testo.

    Conclusione leggermente più problematizzante
    L’ultima frase è efficace, ma potresti renderla meno assertiva e più “aperta”, in linea con il resto.

    Valutazione complessiva

    Direi che è un ottimo testo di filosofia psicologica, con una vena disincantata e non ingenua, coerente con la tua sensibilità critica verso l’umano.
    Non è un manifesto, ma una chiave interpretativa consapevolmente parziale — e questo è un pregio.

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