Quando un essere umano sceglie cosa fare al livello più alto di coscienza, la scelta dipende dalle proprie motivazioni consce e inconsce, cioè dalle proprie attrazioni e repulsioni, e dall’insieme delle opzioni che vengono prese in considerazione in funzione di esse.
L’essere umano, però, non si limita necessariamente a scegliere tra possibilità già date. Se esercita un autogoverno consapevole, interviene nella definizione stessa del campo delle possibilità, stabilendo quali opzioni siano ammissibili e quali debbano essere escluse.
L’autogoverno agisce quindi come una forma di censura preventiva delle possibilità d’azione. Alcune opzioni vengono autorizzate, altre proibite, altre ancora rese invisibili o inaccettabili prima ancora che la scelta concreta abbia luogo. In questo senso l’autogoverno limita la libertà intesa come apertura indiscriminata a tutte le possibilità.
Tuttavia questa limitazione non elimina le attrazioni e le repulsioni profonde dell’individuo. Esse continuano ad agire come forze motivazionali fondamentali. L’autogoverno non crea i desideri, ma decide quali possano essere riconosciuti e trasformati in azione.
È anche possibile che l’autogoverno scelga deliberatamente di non imporre restrizioni sostanziali, lasciando accessibile qualsiasi opzione. In tal caso la scelta dipenderebbe prevalentemente dal gioco spontaneo delle attrazioni e delle repulsioni, senza una censura preventiva.
Ma l’autogoverno può andare oltre la semplice censura. Può infatti introdurre forme di coercizione interiore, imponendo non soltanto ciò che non deve essere fatto, ma anche ciò che deve necessariamente essere fatto. In questo caso alcune opzioni non sono semplicemente preferite: diventano obbligatorie, indipendentemente dal livello di attrazione o repulsione che suscitano nell’individuo.
L’autogoverno può quindi assumere la forma di un’autorità interna che non si limita a filtrare le possibilità, ma esercita un potere prescrittivo sulle azioni considerate lecite, doverose o inevitabili.
Ne consegue che libertà assoluta e autogoverno assoluto tendono a escludersi reciprocamente: quanto più l’individuo si autogoverna, tanto più restringe e prescrive il campo delle possibilità; quanto più lascia aperto tale campo, tanto meno esercita controllo sulle direzioni verso cui le proprie attrazioni e repulsioni lo conducono.
